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Open Data Directory platform toward a global directory of OD

Jose M. Alonso, Program Manager Open Data at the World Wide Web Foundation wrote :

We’ve been putting some serious thinking at the Web Foundation on how to improve findability of Open Data-related resources and have built on the idea of facilitating access to those resources for a wide variety of audiences. As a first step towards achieving this goal, we’ve developed a draft of the functional and architectural requirements for the

(ODD) to support a global directory of Open Data references and related information resources, that can range from scientific papers and studies to blog posts and to applications developed on top of Open Data.

It’s still very early stages but, as a first step towards the ODD, we are making public this “Use Cases and Requirements” draft in order to get comments from the wider community on the content of the document itself but also on the overall idea of the ODD. We’ve published it as a Google Document with comments turned on. Suggestions, feedback and comments are very welcome. This is a resource that would serve the community at large and, as such, your input is crucial.

The deadline for submitting comments is: April 19th, 2013.

The ODD should then serve a wide audience of Open Data Stakeholders, including any group that has a direct or indirect interest and could play an active role in an Open Data initiative, from those who conduct, participate in, fund, or manage the initiative to anyone that may otherwise affect or be affected by it.

The mission of the ODD would be to:

  • Provide leadership in the domain
  • Federate existing resources and act as a clearinghouse for them
  • Facilitate replication of successful examples
  • Help understand the challenges and benefits associated to Open Data
  • Provide a best practice itself

See draft document:

USE CASES AND REQUIREMENTS FOR THE OPEN DATA DIRECTORY

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Open Data @ MIUR

E’ con grande piacere che accolgo il binomio Open Data – MIUR! Si, perché finalmente anche nel campo dell’istruzione entra a pieno titolo l’open data vision che per ora è una mission affidata , attraverso il conferimento di incarichi di collaborazione, ai validissimi Lorenzo Benussi del consorzio Top-IX e Solda Kutzmann Donatella.

Si tratta di aprire le porte dell’universo dei dati relativi all’istruzione, alla ricerca e all’università non solo per geolocalizzare la scuola col maggior o minor numero di laboratori,  l’ateneo più o meno convenzionato con strutture ricettive o con residenze universitarie.

Si chiede di rendere open i dati già consultabili ma solo on line, oppure rilasciati in formato proprietaro o ancora non facenti parte di archivi efficacemente gestibili; di far “comunicare” i dati tra loro affinché non si sia costretti, per esempio, a reinserire i dati degli studenti in maschere predisposte per un determinato fine a fronte di un archivio già disponibile e contenente i medesimi dati ma, ahimé non gestibile dal software che predispone le maschere di cui sopra. Intendiamoci, una soluzione si trova (s’è trovata) ma con l’aggravio economico sul bilancio della scuola ( e col guadagno di aziende che hanno semplicemente fornito una funzionalità che con un “click” di mouse ha risolto il problema!).

Ciò che però mi preme sottolineare e per cui mi prodigo è l’apertura di dati fondamentali: quelli della valutazione del sistema scolastico ed universitario.

Sono consapevole dell’ampiezza del problema anche perché di valutazione di sistema si sta ancora parlando in termini  sperimentali, per un certo segmento del servizio dell’istruzione.

I dati di contesto, cioè quelli per esempio relativi a palestre, biblioteche, laboratori, risorse e progetti vari, sono parte della famiglia dei dati di misurazione dei livelli di competenze, di valutazione dei dirigenti, dei docenti e del sistema di istruzione e universitario in generale.

OCSE-PISA e INVALSI e le attività di monitoraggio, misurazione e valutazione sono il cuore dell’open data… ovviamente questione privacy permettendo ma non come alibi.

Buon lavoro a voi, Donatella e Lorenzo!

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Open Data: non avevo capito niente. Lo zeitgeist italiano è l’ignoranza?

Dice il popolo che quando l’elemosina è generosa, il popolo diffida.

E qui si tratta di diffidare eccome. L’elemosina che abbonda in Italia è un meme: open data. Una mistificazione, una diffusione di informazioni non fondate sulla precipua conoscenza dei fatti, diffusione intenzionale -s’intende- col rischio concreto di  trascinare l’Italia in una posizione pericolosa.

Altro che open data!  Andiamo con ordine, tentando una sintesi.

Qualche anno indietro cinguettava in rete un tweet di Alberto Cottica, col quale si spacciavano per open data  quelli che in realtà erano solo dati pubblici. Poi, si sa com’è, la materia si faceva interessante e appetibile, inoltre gli uccelli non sanno scrivere ma si tramandano leggi di sintassi secondo quanto esperito da un gruppo di studiosi guidati da Kentaro Abe. Ragion per cui la situazione ha cominciato a delinearsi verso la direzione giusta: diffondere la conoscenza dell’open data e delle specifiche. Aveva già preso forma l’iniziativa Open Knowledge Foundation Italia it.okfn, grazie alla lungimiranza di Steko - al secolo Stefano Costa- affiancandosi all’intervento in materia di open data declinata nel government sostenuta – non dal Governo, per ora – dal gruppo di datagov.it. Di qui, le regole da rispettare anche per i cinguettii, o almeno così sembrava. Nasce spaghettiopendata, a partire da una serie di scambi sempre più frequenti in una mailing list dedicata al tema open data, su idea di Alberto Cottica e che accade? Ci risiamo! Cominciano a entrare in lista indicazioni in merito a dati ancora spacciati per open, addirittura pubblicati in pdf! Essendo iscritta, allora, alla mailing list faccio presente la necessità , per correttezza di informazione , prima che di rispetto nella diffusione di queste, di chiarire all’interno della stessa lista a ciascuno di noi che open data NON EQUIVALE a dati pubblici . Con altrettanta solerzia chiariii che non potevano annoverarsi tra gli open data quei dati pubblicati in pdf  che invece risultavano presi in considerazione dal team si spaghettiopendata come aperti. In quel caso vennero a salvarli le stelline di Sir Tim Berners Lee per la classificazione di dati pubblici in categorie che annoveravano  quella dei Linked Open Data quella più brillante, con 5 stelle, per l’appunto. Non credo di sbagliare di tanto il tiro se interpreto tale classificazione non già come un punto di arrivo statico, ma solo un punto di partenza dinamico e di fiducia nell’intraprendere l’esplorazione dela materia dati  pubblici ma non open fino ai dati rilasciati in formato Linked Open Data. Dunque dati in Excel, in pdf  sono annoverati , anche se tra i meno brillanti, ma solo per spiengere poi a “aprire” quei dati pubblici e a linkarli. Per contro, noi che si fa? Li chiamiamo Open data e chissene! Si è continuato in lista spaghetti a indicare come open data, dati diffusi in formato Excel!  Si è data una lucidata ai primi che per miracolo son saltati , per il loro luccichio nella categoria più alta, …”e ritornaron a veder le stelle”.

In aggiunta al danno, la beffa! E si, perché di recente “apparizione” è stato il caso Enel, di cui ha già scritto Napo, al secolo Maurizio Napolitano: in tal caso il danno emerge per questioni giuridiche relativamente al tipo di licenza con cui i dati soono rilasciati, rendendo, contrariamente a quanto si afferma sul sito, i dati decisamente dati non open. L’articolo di Napo entra nel dettaglio,  quindi per mio conto sorvolo sulla questione.

E mica è finita! Ieri c’è stato un cinguettio su pensioni et similia di Dario Pagnoni che di quelle regole a cui si accennava all’inizio di questo post non ne voleva sapere: normale! Per er ogni regola c’è  la trasgressione della stessa. Questioni di simmetria, anche nella bruttezza – non solo nella bellezza. Altri dati pubblici pubblicati in rigoroso formato Excel, spacciati come Open Data.

Ho perso la pazienza! Di qui il post che state pazientemente leggendo e i cui link interni rimandano alle motivazioni più tecniche che soggiacciono ai miei rilievi in queste righe riportati a mo’ di elenco : ve l’ho detto, ho perso la pazienza. Ma facciamo sul serio, oppure davvero l’ignoranza, intesa come mancanza di conoscenza, comincia ad allignare sovrana e INDISTURBATA?? Il titolo del post è chiaro: messaggio forte,  decisamente provocatorio. Senza offesa, per nessuno.

Ma ora qualche considerazione sulla differenza tra trasparenza e open data citando chi, oltre lo Stivale è più avanti di noi e ha le idee più.. chiare. Recentemente in Nuova Zelanda il Ministro delle Finanze congiuntamente al Ministro degli Affari Interni ha rilasciato ufficialmente la Declaration on Open and Transparent Government, and new Information Management Principles. Iniziativa degna di nota, senza dubbio  e dalla quale desidero che emerga una considerazione in netta controtendenza rispetto alle policy sull’open data diffuse negli altri Paesi impegnati sul versante Open data, Linked Open Data. Mentre le altre policy  hanno posto come principio cardine dell’open data quello della trasparenza o della democrazia, quella della Nuova Zelanda pone come elemento fondante da cui partire concretamente, l’esigenza del valore economico che il rilascio open data porta con sé. Il principio cardine è il valore economico: questo è il più importante, è almeno anteposto agli altri due che giocano un ruolo secondario così come quello del valore aggunto della partecipazione del cittadino alla democrazia. Di recente Il regno Unito si sta muovendo sui dati ad alto impatto economico, esprimendo la volontà (?) di “aprire” anche i dati che per ora aperti non sono e che di valore economico ne hanno da vendere (si pensi ai geodata). Secondo Tim McNamara di okfn.org, da loro in Nuova Zelanda, trasparenza e responsabilità (accountability, direi) sono sempre stati preceduti dall’economia nella scala valoriale che muove la gestione governativa: la Nuova Zelanda viene considerata come il Paese tra quelli meno corrotti al mondo. La questione sarebbe più sottile, ma diciamo che fare appello alla trasparenza per mettere in moto la macchina open data non farebbe da volano, sarebbe meno persuasivo nell’economia del cambiamento dello status quo, rispetto al rilascio dei dati che non sono ancora disponibili per accrescere economicamente il Paese.

Tiriamo le somme: in Italia in quanto a sommerso, in senso economico , non ci possiamo lamentare. “Paese di disonesti”, spesso si sente ripetere e i fatti della politica di questi ultimi anni non smentiscono l’affermazione” e soprattutto senza garanzie di trasparenza a livello diffuso e condiviso. Dunque da noi la partecipazione attiva del cittadino alla vita del Paese e la trasparenza sono questioni cogenti, sentitissime e di Alto , Altissimo Valore: non fosse altro che per la sostenibilità dell’Etica e della Morale nei riguardi delle giovani generazioni alle quali stiamo consegnando un’Italia “disonesta” e da “bunga bunga”, da “veline” e da..ignoranti. Lo zeitgeist italiano qual è?

Ma di qui a confondere l’Open Data, il LInked Open Data con dati semplicemente pubblici ce ne vuole.

Lasciamo stare i memi: Open Data e Linked Open Data non lo sono, non devono esserlo! E lasciamo stare la ribalta, il ranking et similia: siamo onesti per favore! Parliamo di trasparenza, di correttezza, di accountability e poi per primi disattendiamo il significato letterale ( e anche quello lato) dei termini?

Il mondo gira solo per ignoranza, asseriva Baudelaire. Dimostriamo il contrario?

C’è un’ignoranza da analfabeti e un’ignoranza da dottori.
Michel Eyquem de Montaigne

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