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Tech is better than books?
Per una divoratrice di libri in quantità industriali quale sono, la riflessione mi lascia un pò scettica..ma, tant’è!
E’ salutare pensare , lo è di più leggere e, secondo Gary Small, neurologo dell’Università della California di LA UCLA, autore de iBrain: Surviving the Technological Alteration of the Modern Mind, leggere in rete, interagire online insomma, è decisamente un valore aggiunto.
La conclusione è il risultato di un’analisi di un numero imprecisato di cervelli sottoposti a risonanza magnetica: le aree interessate da lavoro ed esercizio sono risultate più ampie in coloro che sfruttano le nuove tecnologie per apprendere, decidere, analizzare e comunicare.
Stante le ultimissime informazioni, Small nel suo libro , in riferimento alle ricerche che ha condotto precedentemente, dice che attraverso la tecnologia si impara ad usare più parti del cervello!
Pur impegnato in azioni semplici che molti danno per scontate, come inviare SMS o fare ricerche in Rete, "il nostro cervello diventa più avvezzo a filtrare le informazioni ed a prendere decisioni istantanee". La tecnologia, inoltre, sembra sviluppare la creatività e accelerare l’apprendimento.
Ecco però il primo "warning" che Small inserisce nel libro: il multi-tasking, già oggetto di accese discussioni a proposito di tecnostress il cui maggiore esperto negli USA è il dottor Larry Rosen. L’eccessivo ricorso al virtuale, e le molteplici attività diversificate ad esso connesse, rischia di rendere virtuale anche la capacità di confrontarsi in prima persona con le persone del mondo reale. Small sottolinea la necessità di vigilare sull’esposizione e sul ricorso alla virtualità elettronica al fine di limitare i rischi dell’insorgenza di patologie psicologiche. Secondo Small
Insomma buonsenso e consapevolezza della necessità di avere un sano controllo del rapporto tra cervello e tecnologia..
Mi pare un buon adagio..
L’ adagio di un nonno ..figlio di questo tempo!