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Web 3.0

Un Web più rivoluzionario. Questo in sintesi è il Web 3.0 secondo  Tim Berners-Lee. 

Il web , ormai lontano da quello attuale, era  un tempo   una rete di risorse di informazioni, basata sull’infrastruttura di Internet [...] che si basa su tre meccanismi per rendere queste risorse immediatamente disponibili al più vasto insieme possibile di utenti:

  • uno schema di denominazione uniforme per localizzare le risorse sul Web (ad es., gli URL);
  • protocolli per accedere alle risorse denominate sul Web (ad es., HTTP);
  • ipertesto, per una facile navigazione tra le risorse (ad es., HTML). 

Sono ormai passati diversi anni dalla comparsa della prima pagina web  (6 agosto 1991) e nonostante le chiare differenze esistenti tra il web attuale e quello dei primi anni, tuttavia l’architettura di base è rimasta fondamentalmente la stessa: una rete di risorse di informazioni basata sull’infrastruttura di internet. In buona sostanza si tratta di  documenti ipertestuali (corredati oggi da elementi multimediali e interattivi) connessi tra loro.

La caratteristica evidente é che si è sviluppata in modo esponenziale la dimensione sociale, relazionale, collaborativa del web e ciò ci porta ad affermare che ci si trova in una nuova era: quella del web 2.0.

Lo schema di collegamenti che abbiamo oggi a disposizione può essere rappresentato  con l’immagine sottostante

 

Web

   http://www.w3c.rl.ac.uk/

Le pagine web sono collegate sintatticamente mediante indici che localizzano la URL della pagina e tali collegamenti consentono di identificare le pagine in modo univoco. Che significato hanno tali collegamenti? Il web 2.0 non consente di rispondere alla domanda. In altre parole questo sistema manca di una qualche capacità semantica: i collegamenti dovrebbero non solo condurci in un determinato luogo (la pagina web) ma anche descriverci il luogo in cui saremmo condotti.

Per essere concreti, portiamo a mò di esempio il funzionamento base di uno degli strumenti più diffusi per interagire e cercare risorse informative sul web : il motore di ricerca. In soldoni un motore di ricerca funziona grossomodo così:  l’utente invia un’interrogazione tramite form html; il motore di ricerca utilizza le parole dell’interrogazione per cercare nei file indice che si è precedentemente costruito scaricando e analizzando le pagine web, quali pagine contengono quelle parole.  Queste pagine  vengono quindi ordinate per pertinenza utilizzando vari criteri, che essenzialmente si basano sul contenuto testuale delle pagine stesse e sulle informazioni rappresentate dai link sul web che puntano ad esse e infine il risultato viene mostrato all’utente utilizzando una pagina HTML che contiene rappresentazioni condensate delle pagine più pertinenti.

Pur fornendoci un servizio indispensabile,  andando ad analizzare i risultati restituiti alle nostre ricerche ne vediamo i limiti. Il primo dato da mettere in evidenza a questo riguardo è l’esistenza del cosiddetto deep web  (ovvero una quantità di risorse informative disponibili sul web ma non rintracciabili dai motori di ricerca per varie cause quali contenuti non indicizzati, pagine periferiche, immagini, files audio, files video, file flash, archivi zippati, informazioni contenute in basi di dati, contenuti dinamici che cambiano in tempo reale, ecc.) stimato essere pari all’80% delle risorse disponibili (anche se tali dati devono essere considerati con grande cautela, data l’impossibilità di una misurazione precisa). Ma a ciò si aggiungono problemi  di vocabolario (sinonimia e polisemia), visualizzazione dei risultati poco intuitiva ed esplicativa, assenza di risultati, bassa pertinenza con la richiesta inviata sono solo alcuni dei limiti di fronte a cui i motori di ricerca si trovano. 

Il web attuale è  "leggibile dalle macchine" (machine-readable) ma non "comprensibile dalle macchine" (machine-understandable). Il termine "semantico" (ovvero "che ha a che fare con il significato") assume dunque la valenza di machine-processable (elaborabile dalla macchina). Il web semantico è inteso come un ambiente in cui è possibile pubblicare e rintracciare documenti e informazioni in un formato adatto all’interrogazione, interpretazione ed elaborazione automatica; un Web caratterizzato dalla presenza di strutture di collegamento più espressive di quelle attuali. Il sistema di collegamenti semantici tra le risorse informative pubblicate sul web può essere esemplificato dalla figura in basso:

http://www.w3c.rl.ac.uk/

Il Web Semantico, sia chiaro,  non implica una qualche forma di intelligenza paragonabile a quella di cui è dotata la mente umana da parte delle macchine. Non si richiede ai computer di comprendere il linguaggio umano e la sua logica, si richiede all’uomo di fare uno sforzo maggiore  in fase di progettazione delle risorse web.L’architettura del web semantico è stratificata su tre livelli:

  • i dati: definiti in modo strutturato tramite XML;
  • i metadati: "informazioni sui dati" gestite tramite RDF;
  • le ontologie: rappresentazione semantica di dati e metadati tramite specifici linguaggi.

http://it.wikipedia.org/wiki/Immagine:Architettura_web_semantico.png

Alla base del web semantico vi dev’essere una diversa e più attenta filosofia di progettazione delle risorse web – basate su XML  le quali devono rispettare gli standard definiti e recare con se una descrizione delle proprie caratteristiche (tramite RDF e metadati). Ciascuna di queste risorse sarà identificabile in modo non ambiguo grazie all’uso degli URI (risolvendo così i problemi di ambiguità accennati a proposito  dei motori di ricerca). I metadati sono la base informativa su cui potranno operare gli agenti intelligenti per compiere le proprie azioni e prendere le proprie decisioni. Gli agenti, a loro volta, potranno muoversi nello spazio-web sfruttando il sistema di rappresentazione della conoscenza disponibile (ontologie). Grazie all’utilizzo di linguaggi di inferenza logica si consentiranno le decisioni degli agenti i quali, nel prendere le proprie decisioni, terranno conto del grado di fiducia attribuito alle risorse (ed ai loro autori identificati da sistemi di firma digitale) dagli utenti stessi.

E chissà .. forse sarà possibile risolvere il problema di Lucy:

Lucy ha la necessità di prenotare una visita medica specialistica per sua madre. Dopo aver istruito il suo agente (che possiamo definire in modo semplicistico un programma capace di eseguire compiti definiti da un utente in modo autonomo, ovvero senza il controllo diretto dell’utente stesso) circa le proprie esigenze (tipo di visita specialistica, massima tariffa consentita, distanza dalla casa della madre, date disponibili, ecc.), delega ad esso il compito di ricercare sul web in modo del tutto autonomo quali soluzioni sono disponibili. Una volta che l’agente avrà individuato le possibili alternative, Lucy avrà l’unico compito di scegliere la più adatta e darà il comando all’agente di prenotare in sua vece”.

(Tim Berners Lee, 2001)

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One Trackback

  1. By Toscana@Web 3.0 | titticimmino.com on November 3, 2008 at 4:43 pm

    [...] Toscana arriva in Second Life o viceversa! Benvenuti nel il web 3.0 [...]

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