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Google propone OpenEdge: Net Neutrality addio?

Google starebbe negoziando con alcune compagnie telco una corsia preferenziale per i suoi servizi. Lo afferma il  Wall Street Journal.
Immediata la reazione della grande G . Richard Whitt, consulente di Google ha precisato che l’iniziativa ha lo scopo di far giungere meglio i contenuti agli utenti e che la società intende rispettare i principi di parità di accesso per tutti, smentendo i timori di chi teme una violazione della net neutrality.

Il giornale ha anche scritto che un importante operatore cavo in colloquio con Google ha detto di essere riluttante a stipulare un accordo per il timore di violare le linee guida della Commissione comunicazioni federale sulla net neutrality.

Whitt, in un post sul blog della società, ha precisato che la grande G è da sempre impegnata nel campo dell’ottimizzazione del trasferimento rapido dei dati e che

i fornitori di banda larga devono avere la flessibilità di utilizzare gli aggiornamenti di rete, come ad esempio l’edge caching. Tuttavia, essi non dovrebbero essere in grado di sfruttare il loro controllo unilaterale sulle connessioni a banda larga dei consumatori per ostacolare la libertà di scelta degli utenti, la concorrenza e l’innovazione. Il nostro impegno su tale principio di net neutrality rimane più forte che mai.

Sempre Whitt afferma che l’edge caching è una prassi comune utilizzata da fornitori di servizi Internet  e fornitori di applicazioni e contenuti al fine di migliorare l’esperienza dell’utente finale. Aziende come la AKAMAI, la Limelight, e Amazon’s Cloudfront forniscono servizi di memorizzazione nella cache locale, e i fornitori di banda larga  in genere utilizzano il caching come parte di ciò che sono conosciute come le content distribution networks (CDNs). Google e molte altre  Internet company vi fanno ricorso.

La proposta di Google, chiamata OpenEdge, collocherebbe i server Google direttamente nel network dei provider di servizi dice il giornale, accelerando il servizio di Google per gli utenti. Un’autostrada superveloce, quindi!

Insomma il motore di ricerca di Mountain View probabilmente pare stia facendo marcia indietro rispetto alla sua posizione iniziale secondo cui, attraverso il Chief Internet Evangelist Vint Cerf, si sosteneva l’accesso paritario schierandosi  contro l’internet a doppia velocità.

Si difende Whitt:

Tutti gli accordi di Google  con i fornitori di servizi Internet – che abbiamo fatto attraverso progetti chiamati OpenEdge e Google Global Cache  – sono non-esclusivi, nel senso che qualsiasi altro ente  potrebbe impiegare un sistema analogo. Inoltre, nessuno di essi richiede(o favorisce) che il traffico di Google  debba essere trattato con maggiore priorità rispetto ad altri traffici. Per contro, se i fornitori di banda larga sfruttano  il controlo unilaterale sulle connessioni dei consuamtori e offrono  servizi di caching o accordi in stile anti-concorrenziale, questo potrebbe  minacciare l’Open Internet e l’ innovazione che questo consente.

Va da sè che con  una crescita annuale di internet del 50%, sarà sempre più difficile trattare tutto il traffico allo stesso modo. Basta pensare alla crescita esponenziale dei video, per la quale si sta facendo avanti l’ipotesi di una fast lane. Di recente il professore di cyberdiritto di Stanford, Lawrence Lessing, amico di Barack Obama a cui è molto vicino, non ha esitato ad affermare che possa palesarsi senza difficoltà  che i provider si facciano pagare per offrire un web più veloce, dando la sensazione di aver tradito le proprie leggendarie posizioni. Salvo poi, prese le distanze dall’articolo del Waal Street Journal , ribadire la sua posizione ufficiale in materia di possibilità di pagamento per servizi  più veloci, osteggiando però accordi esclusivi.

A questo punto ci si chiede se Obama, o chi lo consiglia da vacino, stia cambiando idea sulla questione della net neutrality magari anche esplorando nuove possibilità. Continuerà  Google a figurare  tra i principali protagonisti (insieme a Free Press, PayPal ecc) dell’Open Internet Coalition ?

via reuters

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