Era il 16 gennaio 1978, e il mondo era in fase di transizione. I Sex Pistols erano sul punto di sciogliersi. Il futuro architetto Macintosh Jef Raskin si stava ambientando nel suo nuovo lavoro alla Apple Computer Inc. e nevicava a Chicago. Parecchio.
Ward Christensen e Randy Suess, due membri della Chicago Area Computer Hobbyists Exchange, bloccati dalla tormenta di neve del ‘78, perdevano il loro tempo giocando a Uno o guardando Logans Run. Stavano facendo la storia.
Appena due settimane dopo quella fatidica tempesta di neve (anche se la coppia di attese altre due settimane per svelare la propria creazione poiché nessuno avrebbe creduto che potesse essere stata scritta in due settimane di tempo libero) il primo dei social network nacque.
Tutto è iniziato con un semplice concetto dell’ex dipendente IBM Christensens
At our club meetings, we had a cork board and push-pin bulletin board, with 3×5 cards with things like Need ride to next meeting, Lets get together for a group-purchase of memory chips, Anyone else have a KIM-1? etc. So, I came up with the idea of computerizing that.
Soprannominato CBBS (Computerized Bulletin Board System), Christensen e Suess hanno sviluppato un sistema virtuale in cui gli utenti potevano postare i messaggi pubblici proprio come in una bacheca di sughero da ufficio. Costruito sul protocollo di trasferimento file XMODEM, CBBS è stato creato per colmare una specifica necessità: informare i gruppi o gli altri membri del loro gruppo in merito a riunioni e ad annunci importanti, evitando decine di telefonate. Da quel momento, però, molti membri cominciarono a usare il servizio per discutere e per condividere le informazioni attraverso i singoli messaggi. L’embrione di una piccola comunità virtuale cominciava ad emergere.
Il CBBS originale girava su una scheda madre S-100 che Suess aveva acquistato in qualche mercatino delle pulci ma non consentiva, per capacità limitata, utenti simultanei. Eppure l’idea di Suess fu impressionante:
(The S-100) was mounted on a BUD chassis with a single density 8 inch floppy drive. On the motherboard was some 8080 cpu (upgraded to a Z80) a Hayes 300 baud modem card, a 3P+S board with the parallel port used for control signals, a Processor Technology VDM video display card, and an 8k memory board. There was also a card with 8 1702 EEPROMS that held the CP/M BIOS, video display drivers, and debug code, all written by Ward. I had a EPROM burner, and Ward made sure all the BIOS variables and experimentor stuff ended up in the last 1702. Musta re-programmed that sucker 10 times a week for a few months.
Mentre CBBS era fruibile da pochi eletti – altre ASCII bullettin board l’hanno seguita e hanno dato l’avvio ad una serie di piattaforme, tra cui AppleNet e GBBS per l’Apple II, ciascuna con uno scopo specifico. Agli inizi degli anni ‘80, le Bulletin Board Systems cominciarono lentamente a diventare più snelle proponendo un indice di standardizzazione per l’industria; non molto tempo dopo, programmi MS-DOS BBS – introdotti da RBBS-PC e Fido – spuntavano come modem a velocità migliorata e le schede attraevano più membri.
Ma fu col sorgere degli internet services providers , Compusserve, seguito da AOL, Prodigy, EarthLink e così via, che il social networking cominciò a prender forma.
Qualcosa all’orizzonte
Appena gli ISPs aprirono Internet a chiunque avesse una linea telefonica, i clubs una volta esclusivi furono presi d’assalto da una moltitudine di membri, e il desiderio di individualità rapidamente ha messo le sue radici. Le bullettin boards certamente hanno avuto il loro posto nel nascente World Wide Web, ma alcuni siti hanno cominciato ad offrire agli utenti una maggiore varietà di servizi e con un focus sulla creazione di una online identity unica.
Una delle prime e più riuscite di queste metropoli virtuali è stata BHI (Beverly Hills Internet), (qualcosa di molto familiare alla BBS). All’interno, i membri della comunità furono introdotti al nuovo mondo del codice HTML - che la maggior parte di essi utilizzava per creare terribili rappresentazioni di se stessi. Un sempre maggior numero di utenti BHIs ha cominciato ad affollare le chat room, le gallerie, le pagine degli utenti e, naturalmente, le message boards, per un totale di sei milioni di pagine visitate al mese. Nasce GeoCities, la comunità che fioriva di fronte alla rigida concorrenza da parte di Tripod, Xoom e Angelfire, e che nel 1997 vantava una popolazione di più di un milione di membri. Il 28 maggio 1999, durante la bolla speculativa dot.com, fu acquisito da Yahoo! per più di tre miliardi e mezzo di dollari.
Nello stesso tempo, un paio di studenti della Cornell si accingevano a lanciare una loro creatura chiamata theglobe.com. Costruito molto similmente a GeoCities, ma senza il lucido di Hollywood, il network ha dato agli utenti la libertà di personalizzare le proprie esperienze attraverso la pubblicazione on-line di contenuti propri e l’interazione con altre persone con interessi simili. Ma sebbene theglobe velocemente perdeva utenti per la sua eccessiva inventiva, rispetto ai suoi coetanei, il suo impatto sul mondo del social networking non può essere negato. I fondatori Todd Krizelman e Stephan Paternot hanno visto in Internet un modo per collegare le persone nel mondo, concetto che Apple ha cercato di sfruttare con il lancio del suo servizio on-line su eWorld il 20 giugno 1994. Costruito intorno a un centro comunitario dove utenti on line si sarebbero riuniti per incontrarsi e mescolarsi, l’esperimento eWorld, costato caro, è durato meno di due anni ed è stato a stento registrato sul radar del networking.
Ma mentre GeoCities e theglobe.com lottavano per accaparrarsi utenti, nel 1995 Randal Conrads, ex-Boeing exec, fonda Classmates.com. Nasce da un desiderio di base di aiutare le persone a ritrovare la propria gioventù con un archetipo di sito destinato ai laureati desiderosi di riagganciare vecchie fiamme, compagni di calcio, partner di laboratorio e di sport.
La registrazione, come previsto, era inizialmente gratuita, ma successivamente Classmates.com ha adottato un formato di sottoscrizione che lo distingueva dai suoi contemporanei. Decine di milioni di utenti si iscrivevano fino a rintracciare i loro compagni della scuola: le segnalazioni di spam, il sovraccarico e le questioni di cancellazione che hanno caratterizzato il sito per anni, il suo modello di business sono diventati un paradigma per il futuro dei networks. Un sito con altrettanto successo di sottoscrizioni è stato Reunion.com (in seguito MyLife.com), iniziato nel 2002 che ha ampliato l’obiettivo di Classmate.coms ben al di là della classe.
Appena il social networking ha iniziato a camminare sulle sue gambe, un nuovo metodo di comunicazione chiamato instant messaging stava attraversando il globo, messo in moto dal rilascio nel 1997 di AOL Instant Messenger. Anche se limitato agli amici che si conoscevano già, il sistema di messaggi istantanei di breve, rapida corrispondenza ha avuto una notevole incidenza sulla proliferazione delle communities on line.
Un precursore dei moderni social networking, ma di vita breve, è stato SixDegrees.com (1997-2001) che non aveva alcuna condizione relativa al suo match-making. Dopo aver impostato un account, gli utenti con simili
simpatie e antipatie logicamente hanno cominciato a riempire gli anelli sulla base della intensità delle loro connessioni (gli amici più stretti occupavano il quinto grado e così via) per creare – letteralmente – una cerchia di amici. Per nulla redditizio anche se assai popolare, SixDegrees è stata venduta nel 2000.
SixDegrees è stato seguito da una serie di social network (LinkedIn, Xing ed altri di cui in seguito si parlerà) del tipo Social-circles network mode e cioè
a class of random graphs generated by simple processes that are common to edge formation and feedback loops in social circles. This class is distinct from the small-world network and the scale-free network models in network analysis but also captures many of the characteristics of real-world social networks.
La sua attenzione sui rapporti indiretti, tuttavia, non è passata inosservata. Nel Marzo 2003, il programmatore Jonathan Abrams ha lanciato il primo sito che aveva tutte le cose a posto. Raccogliendo tutti i punti forti dei suoi predecessori, Friendster è stato un successo immediato, che attraeva circa tre milioni di utenti registrati nei suoi primi sei mesi. Con Friendster il “fare amicizia” diventa il verbo per eccellenza molto tempo prima che Facebook entrasse sulla scena fino a creare una vera e propria nicchia di mercato, diventando un termine familiare. Poi è caduto vittima del suo stesso successo.
Friendsters è cresciuto, i server faticavano a gestire il traffico e le prestazioni rallentavano (più lento dell’ 85 per cento dei siti, secondo Alexa Internet), ma Abrams era troppo concentrato sul futuro per preoccuparsi dei problemi del presente. Nel novembre 2003, il CEO spreca un’offerta di Google del valore di 30 milioni di dollari con il sogno di trasformare Friendster in una multinazionale del valore di miliardi di dollari.
L’invasione di MySpace

Pochi mesi prima dell’offerta di Google, un piccolo gruppo, di base a Los Angeles, dipendenti eUniverse (e membri di Friendster) cominciano ad aguzzare la vista sul social network osservando la sua posizione non del tutto stabile. Utilizzando molte delle risorse delle loro companies – compresi tutti i 250 colleghi, che avevano il compito di raccogliere le sottoscrizioni di almeno 10 Amici – MySpace ha colpito e non ha mai rallentato.
Armati di buoni fondi e di un vasto database, i co-fondatori Chris DeWolf e Tom Anderson utilizzavano il marketing di eUniverses per distinguersi rapidamente da Friendster. Offrendo agli utenti il controllo totale dei contenuti e diffondendo il loro sito come una vera virtuale self-expression, musicisti, celebrità di film, di spettacoli televisivi, start-up, candidati presidenziali e ogni adolescente con accesso a un computer ben presto presero a frequentare MySpace per stabilire la propria identità online. Mentre DeWolf aveva accarezzato l’idea di un canone di abbonamento mensile per MySpace, i fondatori in ultima analisi optarono per un ad-generation system, un sistema di generazione di banner semi-intrusivi allegato ai singoli siti; una piattaforma più tardi, chiamata HyperTargeting, migliorò questo modello smistando inserzioni sui siti sulla base di interessi specifici degli utenti. Dopo che fu venduta a Rupert Murdoch News Corp. nel luglio del 2005 – appena due anni dopo la sua fondazione – MySpace ha notevolmente accresciuto il suo ruolo di Social Networker con MySpaceIM (instant messaging), MySpaceTV (video sharing), MySpace Classified (annunci personali) e MySpace Mobile nel tentativo di tenere il passo con il nuovo nato che stava facendo un sacco di rumore
Face to Facebook

Nell’ottobre 2003, un ubriaco Zuckerberg comincia con alcuni suoi compagni si avventura a metter su un suo “face books”, Facemash, per splittare sullo schermo i loro meno gradevoli attributi messi a confronto. Durò pochi giorni prima che gli amministratori della scuola lo disattivassero, ma il seme era stato piantato. Il semestre successivo Zuckerberg, riuniti tre dei suoi compagni di stanza Chris Hughes, Dustin Moskovitz e Eduardo Saverin, si mise al lavoro sulla creazione di un face book per gli studenti di Harvard. Popolarissimo nel Campus, Zuckerberg rapidamente aprì thefacebook.com alle altre Università (Stanford, Columbia e Yale) e da Giugno l’intera operazione si era trasferita in California. Pur non essendo riservato all’istruzione superiore, Facebook (che ha eliminato la sua F maiuscola nel mese di agosto 2005) si è esteso sino ad aggiungere i networks delle scuole superiori più tardi nel 2005 e ha aperto le sue porte al resto del mondo nel Settembre 2006. Alla fine di quello stesso anno molti MySpacers , oberati dalle pagine ad-laden e dallo spazio ristretto di espressione, sceglievano faccialibro e così circa 12 milioni di utenti registrati si mescolavano su entrambi i Social Network.
Chiaro sulla personalizzazione, ma altrettanto pesante sui contenuti, facebook risulta pulito, con le pagine uniformi, gli aggiornamenti immediati sullo stato e l’ordine sul muro dei messaggi , alterando per sempre il paesaggio del social networking. La vision di Zuckerbergs di un maturo e sofisticato sistema di corrispondenza potrebbe avere salvato il social networking dal soccombere alla successiva eventuale novità portata dal vento della moda
Members Only

Mentre Facebook e MySpace lottavano per la supremazia, altri siti desiderosi di un pezzo della torta in espansione combattevano per accaparrarsi gli avanzi con una serie di alleanze professionali, club specializzati, associazioni culturali. Nel 2004, Ezer Ratchaga ha lanciato la sua personale rete globale chiamata FriendCircles come un “luogo” in cui ritrovarsi attorno a hobby, interessi o obiettivi di carriera, e pochi mesi dopo Tagged.com ha aperto un sito destinato ai ragazzi. Entro il 2005, con l’impazzare delle webcam molti cominciarono ad affollare Buzznet per condividere storie di sopravvivenza dall’uragano Katrina; a tutti, dai nightclubbers agli artisti, è stata data una nicchia sociale sul Web. Un caso d’ eccezione tra questi aspiranti contendenti è stato Bebo, un sito che faceva del blogging il suo punto forte, lanciato all’inizio del 2005. Con l’acronimo di Early Blog, Blog Often, Bebo, fondato da Michael Birch, ha incontrato un entusiasmo di gran lunga maggiore in Inghilterra che negli Stati Uniti. Bebo era originariamente di base a San Francisco dove la moglie e co-fondatore di Bebo, Xochi, è cresciuta. Birch è stato in grado di incrementare i suoi affari sino all’acquisizione per 850 milioni di dollari da parte di AOL nel marzo 2008, cosa che portò ad un grande rilancio del sito nel luglio dello stesso anno. Il 1° Novembre 2007 Bebo ha annunciato la collaborazione con OpenSocial per la creazione di applicazioni utilizzabili nella piattaforma Bebo. Questa piattaforma fu una delusione per molti utenti e a Bebo arrivarono molte critiche. In un sondaggio degli sviluppatori di Bebo è risultato che alla maggioranza non piaceva la piattaforma delle applicazioni.
Intanto Google non se ne sta in disparte. Dopo il suo fallito tentativo, Friendster, il gigante dei motori di ricerca nel 2004 ha presentato Orkut (dal nome del suo creatore, Orkut Bykkkten), uno social network solo a invito che incoraggiava gli amici a creare dei piccoli gruppi per condividere video, foto e idee. Impantanato da MySpace e Facebook, il network non ha avuto il successo sperato negli Stati Uniti, contrariamente a quanto è accaduto in Brasile e in India. Siti più piccoli come Yelp e Ning hanno creato le loro nicchie e in tutto il mondo filiere di social network hanno unito utenti mentre si dividevano e conquistavano Internet: tra questi alcuni piuttosto popolari sono Skyrock (Francia, Belgio, Svizzera); Multiply (Filippine); Mixi (Giappone); Qzone (Cina); Badoo (2006) (Europa); Nasza-klasa (Polonia); Odnoklassniki (Russia); Vkontakte (Russia) – ma c’era ancora un pezzo mancante necessario che avrebbe messo assieme tutti i tasselli fino a collegarli.
Questa connessione è venuta sotto forma di piccolo uccello blu chiamato Twitter, un instant-message, un sistema di micro-blogging che ha letteralmente buttato giù le (involontarie?) barriere create dalla concorrenza e cioè i siti di social networking. Fondata nel 2006, Twitter ha avuto un successo marginale fino al 2007 quando al Southwest festival di Austin in Texas, è esploso, triplicando fino a circa 60.000 Tweets al giorno e ufficialmente è entrato nel mainstream.
Network straordinario dove si possono trovare amici senza fatica e dove un limite di 140 caratteri assicura un dialogo che si snoda con rapidità, Twitter ha dato voce a tutti. Ben presto gli utenti in tutto il mondo – a prescindere dalla scelta dei loro siti hanno condiviso i loro pensieri più profondi, le paure e i desideri attraverso rapidi scambi condensati in 140 caratteri, scambi con centinaia di persone. Infine i cari widgets e le APIs hanno fatto il resto, consentendo connettività a MySpace, Facebook e praticamente agli altri social-network legando ogni cosa e ognuno..insieme!
Quello che era iniziato come un sistema di note con una decina e più di utenti si è evoluto in un fenomeno globale con centinaia di milioni di utenti che raggiungono quasi ogni angolo del mondo. Dalle pagine personali più o meno elaborate graficamente a brevi semplici bollettini, l’esplosione del social networking è riuscita a portare le persone più vicino, tutti in attesa della prossima rivoluzione.
Dove avrà inizio? Chi lo sa. probabilmente lo leggeremo su Twitter prima!


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