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Open Data: non avevo capito niente. Lo zeitgeist italiano è l’ignoranza?

Dice il popolo che quando l’elemosina è generosa, il popolo diffida.

E qui si tratta di diffidare eccome. L’elemosina che abbonda in Italia è un meme: open data. Una mistificazione, una diffusione di informazioni non fondate sulla precipua conoscenza dei fatti, diffusione intenzionale -s’intende- col rischio concreto di  trascinare l’Italia in una posizione pericolosa.

Altro che open data!  Andiamo con ordine, tentando una sintesi.

Qualche anno indietro cinguettava in rete un tweet di Alberto Cottica, col quale si spacciavano per open data  quelli che in realtà erano solo dati pubblici. Poi, si sa com’è, la materia si faceva interessante e appetibile, inoltre gli uccelli non sanno scrivere ma si tramandano leggi di sintassi secondo quanto esperito da un gruppo di studiosi guidati da Kentaro Abe. Ragion per cui la situazione ha cominciato a delinearsi verso la direzione giusta: diffondere la conoscenza dell’open data e delle specifiche. Aveva già preso forma l’iniziativa Open Knowledge Foundation Italia it.okfn, grazie alla lungimiranza di Steko - al secolo Stefano Costa- affiancandosi all’intervento in materia di open data declinata nel government sostenuta – non dal Governo, per ora – dal gruppo di datagov.it. Di qui, le regole da rispettare anche per i cinguettii, o almeno così sembrava. Nasce spaghettiopendata, a partire da una serie di scambi sempre più frequenti in una mailing list dedicata al tema open data, su idea di Alberto Cottica e che accade? Ci risiamo! Cominciano a entrare in lista indicazioni in merito a dati ancora spacciati per open, addirittura pubblicati in pdf! Essendo iscritta, allora, alla mailing list faccio presente la necessità , per correttezza di informazione , prima che di rispetto nella diffusione di queste, di chiarire all’interno della stessa lista a ciascuno di noi che open data NON EQUIVALE a dati pubblici . Con altrettanta solerzia chiariii che non potevano annoverarsi tra gli open data quei dati pubblicati in pdf  che invece risultavano presi in considerazione dal team si spaghettiopendata come aperti. In quel caso vennero a salvarli le stelline di Sir Tim Berners Lee per la classificazione di dati pubblici in categorie che annoveravano  quella dei Linked Open Data quella più brillante, con 5 stelle, per l’appunto. Non credo di sbagliare di tanto il tiro se interpreto tale classificazione non già come un punto di arrivo statico, ma solo un punto di partenza dinamico e di fiducia nell’intraprendere l’esplorazione dela materia dati  pubblici ma non open fino ai dati rilasciati in formato Linked Open Data. Dunque dati in Excel, in pdf  sono annoverati , anche se tra i meno brillanti, ma solo per spiengere poi a “aprire” quei dati pubblici e a linkarli. Per contro, noi che si fa? Li chiamiamo Open data e chissene! Si è continuato in lista spaghetti a indicare come open data, dati diffusi in formato Excel!  Si è data una lucidata ai primi che per miracolo son saltati , per il loro luccichio nella categoria più alta, …”e ritornaron a veder le stelle”.

In aggiunta al danno, la beffa! E si, perché di recente “apparizione” è stato il caso Enel, di cui ha già scritto Napo, al secolo Maurizio Napolitano: in tal caso il danno emerge per questioni giuridiche relativamente al tipo di licenza con cui i dati soono rilasciati, rendendo, contrariamente a quanto si afferma sul sito, i dati decisamente dati non open. L’articolo di Napo entra nel dettaglio,  quindi per mio conto sorvolo sulla questione.

E mica è finita! Ieri c’è stato un cinguettio su pensioni et similia di Dario Pagnoni che di quelle regole a cui si accennava all’inizio di questo post non ne voleva sapere: normale! Per er ogni regola c’è  la trasgressione della stessa. Questioni di simmetria, anche nella bruttezza – non solo nella bellezza. Altri dati pubblici pubblicati in rigoroso formato Excel, spacciati come Open Data.

Ho perso la pazienza! Di qui il post che state pazientemente leggendo e i cui link interni rimandano alle motivazioni più tecniche che soggiacciono ai miei rilievi in queste righe riportati a mo’ di elenco : ve l’ho detto, ho perso la pazienza. Ma facciamo sul serio, oppure davvero l’ignoranza, intesa come mancanza di conoscenza, comincia ad allignare sovrana e INDISTURBATA?? Il titolo del post è chiaro: messaggio forte,  decisamente provocatorio. Senza offesa, per nessuno.

Ma ora qualche considerazione sulla differenza tra trasparenza e open data citando chi, oltre lo Stivale è più avanti di noi e ha le idee più.. chiare. Recentemente in Nuova Zelanda il Ministro delle Finanze congiuntamente al Ministro degli Affari Interni ha rilasciato ufficialmente la Declaration on Open and Transparent Government, and new Information Management Principles. Iniziativa degna di nota, senza dubbio  e dalla quale desidero che emerga una considerazione in netta controtendenza rispetto alle policy sull’open data diffuse negli altri Paesi impegnati sul versante Open data, Linked Open Data. Mentre le altre policy  hanno posto come principio cardine dell’open data quello della trasparenza o della democrazia, quella della Nuova Zelanda pone come elemento fondante da cui partire concretamente, l’esigenza del valore economico che il rilascio open data porta con sé. Il principio cardine è il valore economico: questo è il più importante, è almeno anteposto agli altri due che giocano un ruolo secondario così come quello del valore aggunto della partecipazione del cittadino alla democrazia. Di recente Il regno Unito si sta muovendo sui dati ad alto impatto economico, esprimendo la volontà (?) di “aprire” anche i dati che per ora aperti non sono e che di valore economico ne hanno da vendere (si pensi ai geodata). Secondo Tim McNamara di okfn.org, da loro in Nuova Zelanda, trasparenza e responsabilità (accountability, direi) sono sempre stati preceduti dall’economia nella scala valoriale che muove la gestione governativa: la Nuova Zelanda viene considerata come il Paese tra quelli meno corrotti al mondo. La questione sarebbe più sottile, ma diciamo che fare appello alla trasparenza per mettere in moto la macchina open data non farebbe da volano, sarebbe meno persuasivo nell’economia del cambiamento dello status quo, rispetto al rilascio dei dati che non sono ancora disponibili per accrescere economicamente il Paese.

Tiriamo le somme: in Italia in quanto a sommerso, in senso economico , non ci possiamo lamentare. “Paese di disonesti”, spesso si sente ripetere e i fatti della politica di questi ultimi anni non smentiscono l’affermazione” e soprattutto senza garanzie di trasparenza a livello diffuso e condiviso. Dunque da noi la partecipazione attiva del cittadino alla vita del Paese e la trasparenza sono questioni cogenti, sentitissime e di Alto , Altissimo Valore: non fosse altro che per la sostenibilità dell’Etica e della Morale nei riguardi delle giovani generazioni alle quali stiamo consegnando un’Italia “disonesta” e da “bunga bunga”, da “veline” e da..ignoranti. Lo zeitgeist italiano qual è?

Ma di qui a confondere l’Open Data, il LInked Open Data con dati semplicemente pubblici ce ne vuole.

Lasciamo stare i memi: Open Data e Linked Open Data non lo sono, non devono esserlo! E lasciamo stare la ribalta, il ranking et similia: siamo onesti per favore! Parliamo di trasparenza, di correttezza, di accountability e poi per primi disattendiamo il significato letterale ( e anche quello lato) dei termini?

Il mondo gira solo per ignoranza, asseriva Baudelaire. Dimostriamo il contrario?

C’è un’ignoranza da analfabeti e un’ignoranza da dottori.
Michel Eyquem de Montaigne

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4 Comments

  1. Posted September 1, 2011 at 10:28 am | Permalink

    +1000

    Ovviamente ti appoggio in pieno, tra le mille cose da fare, c’è questa cosa sugli open data e relativa definizione che pensavo pur io chiarita a suo tempo, con le discussioni che hai giustamente riassunto. Ma a quanto pare non abbastanza.

    Due cose, giusto per continuare a muovere step nella direzione giusta, in opposizione a quelli sbagliati: si potrebbe lanciare tra le cose da fare nell’ambito del contest apps4italy, anche il passaggio dei dataset non open presenti in SOD a versioni dalle tre stelline in su.

    Anzi, è una cosa che perorerò, e che come te, immaginavo come percorso non certo come punto di arrivo. Se un dato pubblico non è riutilizzabile, ha valore? .(
    C’ è anche un gruppo che dobbiamo riprendere su ckan ( creato da steko nel processo di integrazione )per aiutare un giusto inserimento di quelle segnalazioni in SOD ( gruppo su it.ckan.net ) che potrebbe essere oggetto di maggior visibilità, se vogliamo vederla in chiave “cosa fare per andare oltre all’empasse”.

    Assieme al rilancio di un sito tipo isitopendata.org ( magari tradotto ) per mostrare con maggior peso la differenza tra dato pubblico e dato open ( per non parlare poi di dato linked )

    Poi immagino che per noi come sistema Paese la trasparenza sia così lontana come concetto, che è per questo che sia vista come punto di arrivo. E non come base di partenza. Non è una questione di meme, ma di futuro vero e proprio del Paese. .)

  2. Posted September 1, 2011 at 2:06 pm | Permalink

    Grazie Mat. Non sono più in lista spaghetti, ergo per quel che attiene alle vostre attività lì, preferisco restare fuori. Almeno per ora. Sinceramente non mi va di sostenere i deliri di qualcuno. Con te c’è sempre modo di entrare in contatto. Certo che seguo la pista che tracci. Un grande abbraccio e un buon lavoro!

  3. Posted September 1, 2011 at 11:10 pm | Permalink

    Comprendo e condivido la tua rabbia nei confronti di chi ormai letteralmente stupra il termine “open data”, deformandone l’accezione più corretta, come ha ben argomentato anche Napo nel suo bell’articolo.

    Io in lista spaghettiopendata ci sono, come pure frequento altri siti, blog e cerco di seguire la moltitudine di menti che sempre più numerose stanno abbracciando la causa degli open data. Anche a me danno fastidio certe interpretazioni facilone e atteggiamenti modaioli che purtroppo buona parte di queste persone assumono. Ma è proprio per questo che ritengo essenziale ascoltare, capire, interpretare tutto questo. Con calma e gesso.

    Perché scavando un solco sempre più profondo tra i puristi degli open data e coloro i quali sembrano degli eretici, conduce inesorabilmente ad una esasperazione che porterà la minoranza (perché tale rimarrà) degli “illuminati” ad essere sempre più isolati.

    E questo non va bene per la causa.

    Per quella che è la mia esperienza, le mie sensazioni, ritengo che gran parte di questi sedicenti eretici, siano tutto sommato in buona fede. Come ad esempio Dario Pagnoni, al quale magari sfugge ancora – dopo i tuoi commenti – la differenza che c’è tra open data e trasparenza (concetto difficile da sradicare come afferma sempre Napo), ma il cui lavoro nel diffondere e commentare le esperienze nel settore credo sia comunque importante, oltre che assolutamente legittimo.

    E’ per questo che spero sinceramente tu voglia accettare il suo invito (*) a scrivere un guest post sul suo blog. Sarebbe il modo più bello e costruttivo per lavorare verso un concetto degli open data quanto più autentico possibile.

    Cordialmente,
    Pietro

  4. Posted September 2, 2011 at 1:06 am | Permalink

    Pietro, ti assicuro che prima di mettere on line la mia (addolcita) filippica ho

    fatto presente gli errori quando e come si doveva e a chi (Cottica e spaghettari vari)

    ho atteso e ascoltato , nel mentre che ” capivo, interpretato tutto questo” (ti cito) e guardavo altrove anche.

    Non è in mio potere scavare solchi: è mio diritto scegliere di non appartenere ad un gruppo capeggiato da chi impropriamente si imbarca in imprese come capo tribu, perché poi il risultato è quello che ho delineato neI DIVERSI POST. Penso differentemente da te: direi che la lettura di Psicologia delle masse e analisi dell’Io chiarirebbe la situazione descritta ivi da Freud in merito ai rapporti tra gli individui raggruppati nella massa e la pulsione che gioca nelle scelte degli individui, la quale permette alla massa di restare unita. Il testo pone luce sulle masse che seguono un capo (carismatico.. ma non so se sia il caso di esagerare con i paroloni). Ecco: ho avuto la pulsione ad uscire, come avrai letto nella mia replica al commento di Matteo. Ci sono errori a monte, di cui ho discusso altrove sul mio sito e non mi pare , data l’ora e il tenore dei commenti, di dover riprendere ancora. Detto ciò, tengo a chiarire che non avevo intenzione di mettere alla berlina Dario. Se hai modo di contattare Napo, questi ti confermerà che subito dopo la sortitaENEL gli scrissi, durante uno scambio email, che avrei denunciato questo “stupro” dell’Open data aggiungendo altre riflessioni al suo post. Sono stata fagocitata in altre questioni di lavoro di un certo portato, semplicemente, rinviando la stesura dell’articolo.
    Sulla buona fede sospendo il giudizio: in qualche occasione essa è stata completamente defenestrata.. ma sorvoliamo. Ormai le cose son fatte.
    Dunque a esser meridiana, la questione di Dario e del suo articolo è stata solo la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Del resto, sebbene sia complicato a “comprendersi”, non sono una donna che tiene rancori. Vivo bene senza.
    Sono grata per la tua proposta, e anche stimolata dalla possibilità del lavoro costruttivo. Ti replico a notte inoltrata e dopo il rientro da una permanenza a Bo, senza contare che tra un paio di gg sarò di nuovo fuori. Insomma , per farla breve, appena mi sarà possibile, ti contatto. Fermo restando che ho fatto dell’accountability, dell’onestà intellettuale, del coraggio (alcuni dei) miei valori imprescindibili. E’ questione di etica, vieppiù che di morale: attiene al ruolo che ho, che ciascuno di noi ha.
    Grazie per il tuo gesto, apprezzatissimo.

2 Trackbacks

  1. By de.straba.us » ma cosa vuol dire open data? on September 1, 2011 at 7:26 pm

    [...] dalla lettura “Open Data: non avevo capito niente. Lo zeitgeist italiano è l’ignoranza?” di titti cimmino che conclude la bella frase di Michel Eyquem de Montaigne “C’è [...]

  2. [...] per aggiungere un po’ di note a margine. Per avere il quadro completo, serve leggerli: -> Open Data: non avevo capito niente. Lo zeitgeist italiano è l’ignoranza? -> ma cosa vuol dire open [...]

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